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Galleria Vittorio Emanuele II - Milano

Nel corso del 2012 dall’Arco di ingresso alla Galleria Vittorio Emanuele II si sono distaccate alcune porzioni di materiale lapideo. Si è così reso necessario un intervento di somma urgenza per la verifica della stabilità, mediante battitura manuale, volta ad individuare le parti ancora pericolanti. Nello stesso tempo si è proceduto ad effettuare delle analisi chimico-fisiche, necessarie per comprendere la causa dei distacchi ed individuare le più appropriate modalità operative per il loro consolidamento, conservazione e ricollocazione. I suddetti test, oltre ad individuare tipologia e “provenienza” dei materiali che compongono la struttura, ha evidenziato come gli stessi abbiano una percentuale molto alta di concentrazioni di sali (solfati, cloruri, nitrati), comprese tra il 2,5% e il 16,17%. Tale alte percentuali sono tra i maggiori indiziati circa il repentino degrado e i conseguenti distacchi che la struttura ha subito nell’ultimo periodo. Considerando che già una concentrazione che va dall’1% al 3% risulta estremamente dannosa per i materiali lapidei, la situazione di conservazione del manufatto milanese è stato ritenuta ad alto rischio.

Il restauro ha valorizzato il progetto originario dell’architetto Mengoni, con il recupero delle cromie originali e ha evidenziato come, precedenti interventi manutentivi, abbiano compromesso la conservazione del manufatto. Caso emblematico, in tal senso, sono i marmi che presentano un grado elevatissimo di disfacimento dovuto alla scarsa traspirabilità, in parte imputabile a precedenti trattamenti.

Gli interventi hanno, inoltre, permesso di acquisire

importanti informazioni:

• con la pulitura delle superfici si sono ristabilite le corrette cromie e al tempo stesso individuata la presenza di numerosi materiali:

- Granito rosa di baveno per le porzioni basse ed elementi strutturali

- Marmo bianco di carrara per capitelli, fregi ed alcuni elementi decorativi

- Pietra di Viggiù e Saltrio

- Pietra di Germano, dal colore giallo-sabbia, utilizzata per il cornicione

• Nella volte a botte, che introduce alla Galleria, è stata rinvenuta al di sotto di spesse ridipinture a tempera, la finitura originale consistente in un impasto a base di stucco con una coloritura bruna, imitante il cotto. Il sottarco, al seguito del restauro, emerge con notevole evidenza grazie all’incorniciatura voluta dall’architetto, con sottarchi realizzati in pietra bianca di Viggiù.

• I lavori hanno consentito di comprendere il sistema costruttivo, che in alcune componenti risulta particolarmente articolato come è il caso del sottarco, dove tutti gli stucchi sono ancorati alla struttura con degli elaborati sostegni metallici. Gli elementi risultano realizzati fuori opera e ancorati grazie al sostegno “metallico”.

• le operazioni hanno altresì consentito di riscontrare una qualità realizzativa decisamente inferiore rispetto al livello di quella progettuale. Questa conclusione è possibile ricavarla dal riscontro di procedure poco ortodosse, quali:

a. La discontinua pendenza della porzione superiore delle cornici, dove in molti casi, vi sono delle pendenze contrarie che favoriscono il ristagno dell’acqua o addirittura l’infiltrazione della stessa nelle murature.

b. Vi sono errori nella commettitura dei blocchi con compensazioni piuttosto consistenti

c. Le lavorazioni della Pietra non sono di qualità sopraffine

d. Numerosi elementi metallici, grappe e perni, non sono adeguatamente confinati dal contatto con l’acqua, pertanto hanno favorito numerose spaccature della pietra con distacchi, anche molto consistenti, del materiale originale.

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